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RENATA POLVERINI IL PROGRAMMA Riportiamo i punti del Programma di Renata Polverini riguardanti la Casa, il Territorio, l'Urbanistica, l'Ambiente. Chi vuole può scaricare qui il programma completo. CITTA’ SICURE, TERRITORIO, MOBILITA’ E QUALITA’ DELLA VITA “Sviluppo sostenibile” vuol dire riconoscere la necessità di associare in modo strutturale e duraturo tutela, valorizzazione e riqualificazione affinché l’ambiente si trasformi in una risorsa, con la convinzione che sviluppo economico e salvaguardia ambientale siano due facce della stessa medaglia. La centralità di questo principio determina l’emergere del sistema ambientale come supporto fondamentale degli altri sistemi territoriali. Ciò significa che i valori ambientali costituiscono le invarianti rispetto al sistema delle infrastrutture e a quello insediativo. Valorizzazione e riqualificazione saranno dunque due parole d’ordine del nostro programma nel settore dell’urbanistica. Un settore che ha bisogno di un deciso intervento normativo che dia ordine, chiarezza e coerenza alle tante norme statali, regionali e locali che si sono accumulate negli anni. Ma porre la sostenibilità come criterio-chiave del governo del territorio significa anche spingere con decisione per migliorare i trasporti e realizzare le infrastrutture di mobilità su ferro, gomma e mare. I trasporti, integrati in una logica di intermodalità complessiva, stabiliscono “relazioni”, fanno “rete”, sono costituiscono il telaio su cui costruire il nuovo ciclo di sviluppo, anche per richiamare persone, imprese e capitali da fuori. Dalla riprogettazione e soprattutto dagli investimenti, che si sapranno far confluire in questo settore, dipenderà finalmente il dispiegamento di una più equilibrata politica del territorio e dell’ambiente, andando a ridefinire la “nuova mappa delle opportunità dei territori”. LA VALORIZZAZIONE E LA RIQUALIFICAZIONE TERRITORIALE Occorre valorizzare le parti urbane e territoriali caratterizzate da notevoli valenze e potenzialità storiche e architettoniche, nelle quali i segni delle trasformazioni incontrollate hanno determinato uno stato di degrado. I campi d’azione privilegiati per la valorizzazione sono dunque i centri storici, la città consolidata e le aree protette regionali. Contemporaneamente è necessario riqualificare gli insediamenti cresciuti senza adeguate infrastrutture, con scarsi servizi ed elevate quote di abusivismo, con particolare riferimento alle aree periferiche, ai tessuti edilizi incompiuti e ai vuoti urbani non definiti, predisponendo programmi finalizzati alla localizzazione di funzioni pregiate che caratterizzano un sistema urbano. IL PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO I piani paesistici possono essere un ulteriore strumento di riqualificazione, divenendo lo strumento da un lato di una trasformazione ambientale ordinata, e dall’altro di una riqualificazione urbanistica ed edilizia delle città e del territorio. Il Piano assumerebbe così il valore non solo di tutela, ma anche di recupero, riqualificazione o valorizzazione delle aree e del patrimonio edilizio degradato. Rientrano tra gli strumenti di attuazione del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale: • I programmi di intervento per il paesaggio. • I programmi di intervento per la tutela e la valorizzazione delle architetture rurali. • I parchi culturali e archeologici. • I piani attuativi comunali con valenza paesistica. • Le varianti speciali per il recupero dei nuclei abusivi in ambito paesistico. Occorrerà dunque una veloce approvazione del Piano, sulla base delle osservazioni pervenute dagli Enti Locali, per assicurare uno sviluppo del territorio compatibile con le vocazioni e le esigenze che esso esprime. TESTO UNICO DELLE NORME IN MATERIA URBANISTICA Per rendere operative le politiche urbanistiche secondo le logiche dello sviluppo sostenibile occorre innanzitutto dotare la Regione di un quadro normativo che innovi alcuni procedimenti e introduca o modifichi strumenti operativi. Occorre dunque una completa revisione della politica di gestione del territorio regionale, in quanto la proliferazione di normative e di strumenti di pianificazione ha generato un freno allo sviluppo del territorio e al contempo non ha garantito una effettiva salvaguardia dei beni ambientali e paesaggistici. A tal fine potrebbe essere opportuno inserire la partecipazione della Regione Lazio in strutture esistenti ed operanti del Comune di Roma che già si occupano di pianificazione strategica, sviluppo e trasformazione urbana, sistemi di infrastrutture e reti, tutti temi nei quali le intersezioni tra il governo regionale e quello comunale sono di tutta evidenza. Ciò anche per recuperare un’armonizzazione degli interventi e delle risorse investite quanto mai auspicabile nel rapporto tra istituzioni diverse competenti sugli stessi territori. Serve una nuova fase che richiede regole, modalità e condizioni per la pianificazione, che devono essere definite e assicurate con una revisione della legge regionale. Sarà un obiettivo prioritario della nuova amministrazione regionale quello di completare e aggiornare il Testo Unico sull’urbanistica regionale, per definire in maniera esaustiva le competenze di Comuni, Province e Regione, a sostituzione della legge regionale n. 38 del 1999. Il Testo Unico è lo strumento normativo indispensabile per dotare la Regione Lazio di quel quadro normativo che definisca il suo ruolo di programmazione ovvero d’indirizzo, valorizzazione, tutela del territorio, non solo come sistema di vincolo ma come sistema di prevenzione dei dissesti ambientali. IL PIANO TERRITORIALE REGIONALE GENERALE Per coordinare e organizzare tali scelte all’interno di un quadro conoscitivo organizzato si deve lavorare verso il modello del Piano Generale Territoriale che assume un valore strutturale e strategico, che definisce gli elementi di natura prescrittiva con riferimento agli strumenti territoriali che esercitano tale efficacia (Piano Territoriale Regionale Generale, Piano dei Parchi, Piani di Assetto Idrogeologico ) e che soprattutto delinea gli scenari dei futuri obiettivi e tale da renderlo cogente e sovraordinato alla pianificazione comunale. Sarà un vero strumento strategico della pianificazione del territorio, finalizzato alla valutazione della pianificazione territoriale provinciale, della distribuzione degli insediamenti produttivi e commerciali, di rilevanza regionale; alla valutazione degli indirizzi e dei criteri per il dimensionamento degli strumenti di pianificazione territoriale; alla definizione delle reti infrastrutturali. Occorrerà creare una struttura articolata a livello dipartimentale, con un osservatorio territoriale sostenuto da un sistema informativo, al fine di dare alla costruzione, revisione, attuazione e verifica del Piano una capacità operativa nuova all’altezza delle relative competenze. LA LEGGE REGIONALE SUI LAVORI PUBBLICI La Regione Lazio attende ancora una legge in materia di appalti pubblici che possa garantire un giusto equilibrio nel rapporto tra la P.A. e le imprese esecutrici di lavori pubblici, capace di offrire certezze nei reciproci rapporti, superando e semplificando le rigidità burocratiche. A tal fine si aprirà un tavolo di partecipazione degli stakeholders. I CENTRI STORICI La riqualificazione dei centri storici costituisce una priorità importante al fine di valorizzare un patrimonio storico ed architettonico di grande rilievo. A tal fine occorre rendere stabile il sistema degli incentivi e offrire modelli validi e sperimentati di intervento elaborati dalla Regione. A questo riguardo la Regione Lazio, quando era al governo la Giunta di centrodestra, ha già realizzato un’importante iniziativa di restauro, finanziando e portando a completamento il progetto pilota per il recupero e il risanamento di nove centri storici nell’alta valle dell’Aniene. Il progetto ha introdotto un cambiamento di metodo: non più finanziamenti per il singolo edificio, ma restauri per valorizzare rilevanti porzioni del centro storico, restauri che nei loro risvolti sociali ed economici possono contribuire a sostenere e rilanciare intere comunità. Visto lo straordinario risultato raggiunto, nel 2004 si è ritenuto opportuno dare una continuità a questo progetto mediante la pubblicazione di un secondo Bando per il recupero e il risanamento delle abitazioni dei centri storici minori del Lazio, tuttora in fase di attuazione. CONTROLLO DELLA QUALITÀ URBANISTICA Una delle priorità della pubblica amministrazione è porre attenzione alla qualità del prodotto architettonico, nel momento in cui tale prodotto possa incidere sulla trasformazione urbanistica del territorio. È necessario che i Comuni (anche riuniti in consorzio) si dotino di una Commissione per la qualità urbanistica, chiamata ad esprimersi con parere vincolante prima dell’approvazione dei Piani Attuativi, abbandonando definitivamente la vecchia commissione edilizia il cui ruolo oggi sembra assolutamente inutile. RIQUALIFICAZIONE DELLA FASCIA COSTIERA Il litorale laziale presenta in alcune zone della costa una edificazione di scarsa qualità, che costituisce un continuum, tale da condizionare l’uso delle stesse spiagge e presenta una barriera di cemento, tale da dequalificare zone di pregio che altrimenti avrebbero un valore ambientale ed economico importante. Escludendo qualsiasi intervento di carattere obbligante, trattandosi di zone edificate legalmente o sanate, appare utile offrire ampi incentivi finalizzati alla demolizione e ricostruzione con notevole premio di cubatura, in zone dell’entroterra, individuate dai Comuni. FAVORIRE L’AUTONOMIA DI ROMA CAPITALE E RILANCIARE LO SVILUPPO DELL’AREA METROPOLITANA DI ROMA Roma rappresenta una realtà territoriale e amministrativa complessa che necessita di una governance speciale che preveda il trasferimento delle maggiori responsabilità a livello locale. Tra i punti fondamentali dell’autonomia di Roma Capitale vi è anche l’autogoverno urbanistico del territorio. Questo trasferimento di competenze – assieme all’approvazione della legge di riforma sull’urbanistica – risulta necessario per evitare che il Comune di Roma continui a dover affrontare gli importanti nodi dello sviluppo e del recupero del territorio con tempi e procedure lunghe, farraginose e incerte. A tale proposito, prendendo atto che l’Amministrazione comunale ha recentemente approvato una Deliberazione che costituisce un deciso passo in avanti per la riqualificazione dei Nuovi Nuclei di edilizia spontanea (c.d. Toponimi), occorrerà costituire un tavolo di co-pianificazione tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, al fine di affrontare e risolvere nel minor tempo possibile tutti i nodi connessi alla manovra di recupero della Periferia, facendo ricorso ad un accordo procedimentale per la definizione del nuovo assetto della Città Periferica. LA CASA: UN DIRITTO DI TUTTI Il piano casa Il Piano Casa regionale approvato ad agosto 2009 ha tradito le aspettative create dal governo Berlusconi, rispondendo solo parzialmente agli obiettivi che si era posto, essendo troppo condizionato da un’impostazione vincolistica. Bisogna intervenire sulla legge regionale, incrementando con decisione il premio di cubatura per gli interventi di sostituzione edilizia, una tipologia d'intervento che oggi è penalizzata da complesse procedure, diseconomicità e tempi elefantiaci. Lo strumento della demolizione e ricostruzione deve al contrario rappresentare il principale elemento della nuova stagione di riqualificazione e risanamento. Programmi specifici verranno sottoposti al concorso delle amministrazioni comunali interessate soprattutto negli insediamenti di edilizia intensiva, caratterizzati da forti elementi di degrado strutturale e da condizioni di marginalità sociale. Garantire una casa alla famiglie più deboli Utilizzando subito gli stanziamenti oggi disponibili per l’emergenza abitativa, occorre costituire un apposito fondo regionale per contributi ai Comuni, che consenta di disporre progressivamente di un “parco-alloggi”, in attesa che vengano realizzate nuove abitazioni. Un programma regionale per la costruzione di nuove case Occorre predisporre un programma regionale pluriennale di interventi per la costruzione di abitazioni da parte delle A.T.E.R. (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), da assegnare alle famiglie che hanno presentato domanda ai Comuni e che sono collocate da tempo nelle graduatorie specificatamente stilate, iniziando, previa verifica, da quelle che versano nelle situazioni di maggiore criticità. Una politica degli affitti e la lotta all’abusivismo Un forte contributo regionale deve essere dato al mercato delle locazioni private, predisponendo forme diversificate di incentivi nei riguardi sia degli inquilini, per sostenerli nel pagamento dei canoni, sia dei proprietari delle seconde case – attualmente inoccupate (e sono molte a Roma ed in altri grossi centri urbani) – sotto forma di garanzia e/o di sgravi fiscali che i Comuni potranno disporre a fronte di un reintegro da parte della Regione. Per quanto riguarda gli incentivi per favorire nuove locazioni, occorre predisporre specifici accordi con i Comuni, le Associazioni della proprietà edilizia e le Organizzazioni dell’inquilinato per definire criteri, modalità, tempi ed entità degli sgravi. La Regione sosterrà pienamente i Comuni nella lotta all’abusivismo edilizio, senza travalicare i limiti delle proprie prerogative, ma fornendo tutta la collaborazione possibile, affinchè gli enti stessi possano operare con efficienza nelle attività repressive degli illeciti in materia edilizia. Migliorare e rendere operativa la normativa regionale sull’alloggio sociale e puntare sul social housing È necessario rivedere in tempi rapidi la normativa regionale dell’alloggio sociale poiché, nella versione attuale, non favorisce una corretta programmazione, a livello regionale e comunale, e non consente di finalizzare al meglio le poche risorse disponibili. Occorre consentire ai Comuni, sulla base di un censimento dei fabbisogni abitativi provenienti dalle famiglie oggetto di protezione sociale, di individuare in tempi ristretti ambiti territoriali di trasformazione urbanistica. Di questi ambiti bisognerà ottenere in tempi celeri la cessione gratuita delle aree, attraverso strumenti di compensazione urbanistica, impostando quel piano pluriennale di costruzione di abitazioni da destinare alle famiglie inserite nelle graduatorie comunali. E’ necessaria l’articolazione delle tipologie di intervento che possono ricadere nell’ambito dell’edilizia residenziale sociale e che possono essere rivolte sia alla locazione che alla proprietà degli alloggi. Occorre quindi una normativa regionale a riguardo, che deve altresì regolamentare i rapporti giuridici ed economici che sorgono a seguito delle intese che vi saranno tra pubblica Amministrazione e privati. Puntare sul “social housing” significa occuparsi di un’area di politica abitativa che non è ricompresa nella tradizionale Edilizia Residenziale Pubblica e che da questa si differenzia per la flessibilità, per il target (non i più poveri ma un’ampia fascia di persone in difficoltà) e per i soggetti coinvolti (non solo pubblici ma anche privati e non profit). Uno degli aspetti più interessanti è quello del partenariato tra il pubblico e privato per l’investimento di risorse in favore non solo della realizzazione di singoli interventi edilizi (di costruzione e di recupero), ma anche di riqualificazione urbana ed ambientale, puntando sul risparmio energetico e sulla bioarchitettura. La Regione deve promuovere e incentivare la definizione di questi programmi che poi possono trovare formalizzazione utilizzando strumenti già presenti nella vigente normativa (programmi integrati; piani di recupero urbano; project financing). Bisogna costituire condizioni favorevoli affinché nell’ambito del social housing siano promossi dal terzo settore, in partenariato con gli Enti locali, progetti abitativi finalizzati all’inclusione sociale (ad esempio alberghi sociali per rifugiati, immigrati, persone in emergenza), nonché a residenze anche con servizi di tipo comunitario (per studenti lavoratori; per soggetti con frattura del nucleo di provenienza per separazione, divorzio, vedovanza; per persone e nuclei familiari soggetti a sfratto esecutivo). Un testo unico per le politiche abitative E’ necessario approvare in tempi stretti un Testo Unico che assicuri un coordinamento delle leggi regionali con quelle statali, poiché nel corso di oltre trent’anni la Regione ha emanato leggi di carattere speciale o derogatorie e leggi che disciplinano solo in parte aspetti e settori, rinviando per il resto a leggi statali. Rivedere i criteri per le graduatorie d’assegnazione delle case popolari Vanno riformati i termini dei canoni di locazione e dei criteri per la formazione delle graduatorie delle domande per l’assegnazione delle case popolari: dovranno essere rivisti i criteri di valutazione del “requisito reddito” e delle situazioni di disagio e bisogno abitativo, introducendo il diritto al riscatto automatico per gli assegnatari regolari. Una gestione più efficiente e trasparente dell’A.T.E.R. Rivedere la gestione dell’A.T.E.R. che è caratterizzata da numerose disfunzioni, con giuste lamentele degli inquilini. Si deve pertanto avviare una riforma del settore capace di incidere sulle carenze e le insufficienze gestionali. Agevolare la dismissione del patrimonio immobiliare delle A.T.E.R. Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) l'esperienza negativa del recente passato ha dimostrato che, da quando gli alloggi non sono più stati assegnati in proprietà ma in locazione, ciò ha portato ad una “generalizzata disaffezione” degli utenti che ha provocato aumento della morosità, aumento delle cessioni (e delle occupazioni abusive), “trascurato utilizzo” degli immobili e stato manutentivo decaduto. Inoltre il mantenere in regime di locazione un patrimonio immobiliare che a livello regionale supera i 60.000 alloggi, oltre 54.000 per la sola città di Roma, lascia sulle spalle delle ATER proprietarie un onere di manutenzione di enormi dimensioni per il quale le risorse disponibili non saranno mai sufficienti. In forza di questo e per agevolare l’avvio delle “autogestioni”, che comporteranno anche favorevoli ricadute economiche, condividiamo l’orientamento del governo nazionale e favoriremo al massimo la dismissione dell’intero patrimonio immobiliare. Infine occorrerà studiare la possibilità di incentivare l'acquisto degli immobili anche attraverso il meccanismo della casa a riscatto, defalcando dal prezzo d'acquisto quanto versato attraverso il canone di locazione. |
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