Cedolare secca:

la confusione aumenta


Sempre più confusione sul fronte della cedolare secca. Ora, le aliquote proposte sono il 21% sui contratti liberi e il 19% sui contratti agevolati, ma chi opta per la cedolare secca non potrà aggiornare i canoni con la variazione Istat. Previsione, quest’ultima, di cui non si comprende la finalità.

Per chi non lo sapesse, con la cedolare secca il reddito da locazione non si somma più al reddito da lavoro o pensione, e viene tassato separatamente sull’intero ammontare. E ciò lo riteniamo positivo.

Prima considerazione. L’Asppi, quando fu proposta la cedolare al 20%, propose due soluzioni: 20% sui contratti liberi, 20% sui contratti agevolati mantenendo l’attuale detrazione; o in alternativa, un’aliquota ridotta (intorno al 12%) per i contratti agevolati.

Se così non  fosse, il margine di convenienza dei contratti agevolati viene annullato, e di conseguenza sparirà l’interesse per questa tipologia contrattuale. Ciò potrebbe anche trovarci indifferenti, visto che i proprietari usufruiranno di considerevoli vantaggi rispetto all’attuale sistema fiscale.

Ma con i contratti agevolati sparirà la possibilità di stipulare contratti di breve durata, dovendo, a canone libero, ricorrere a contratti con durata minima quadriennale.

Se per l’inquilino sparisce la possibilità di pagare canoni inferiori a quelli di mercato, per il proprietario aumenta il rischio della morosità.

Seconda considerazione. La cedolare secca al 21% comporta un vantaggio considerevole per coloro che hanno aliquote Irpef  del 38% e superiori. Analogo vantaggio per i contratti agevolati. Ai proprietari con aliquote Irpef del 23 e 27%, converrà optare per l’attuale sistema fiscale, ma in sede di stipula di nuovo contratto converrà loro un contratto a canone libero.

A nostro parere, per dare un segnale di netta differenziazione rispetto al presente e per offrire concreti vantaggi, occorrerebbe una diversa articolazione della cedolare secca:

- aliquota del 17% sui contratti liberi di proprietari con reddito imponibile fino a 28.000,00 euro;

- aliquota del 26% sui contratti liberi di proprietari con reddito imponibile superiore a 28.000,00 euro;

- aliquota del 17% su tutti i contratti agevolati ridotti del 30%.

La formulazione proposta, invece, accontenterà molti ma ne deluderà altrettanti. Soprattutto non contribuirà a far emergere il nero: come sarà coperta la differenza tra le attuali entrate e quella derivante dall’applicazione della cedolare secca?

Ci auguriamo che il decreto non venga approvato con la smania compulsiva di presentarsi alle elezioni anticipate con una conquista federalista, perché, così com’è, potrebbe rivelarsi un boomerang e, visto che se ne sta facendo alfiere l’on. Calderoli, l’ennesima “porcata”.

 

 

 

 

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