Cedolare secca al profumo di elezioni anticipate


L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della cedolare secca sugli affitti appare come la prova generale dei temi della imminente campagna elettorale, e in quanto tale risulta sganciata dalla visione complessiva del problema locativo.

Il balletto di aliquote (25%, 20%) s’è attestato infine al 20%, ma non è tuttora chiara la modalità di applicazione, tant’è che le proiezioni sugli effetti sono le più disparate.

L’ASPPI di Roma ha sempre sostenuto la non cumulabilità dell’affitto col reddito da lavoro, ma anche la necessità che fosse mantenuta la proporzionalità contributiva introducendo almeno tre aliquote di cedolare secca, subordinate al reddito e comunque finalizzate ad un abbassamento effettivo dell’imposizione fiscale.

Il 20% favorirà coloro che hanno redditi superiori ai 28 mila euro annui. Mentre coloro che percepiscono fino a 28 mila euro, e non sono pochi, pagheranno cifre superiori a quelle attuali. Per questo, la tempestiva approvazione da parte del Consiglio dei Ministri ci sembra la solita proposta volta ad attirare elettoralmente le categorie con redditi elevati, strizzando altresì l'occhio, con un contentino da portare a casa, alle richieste leghiste di federalismo fiscale.

Peraltro, non è chiaro se sui contratti agevolati il 20% si applichi sull’imponibile del 59,5%. In ogni caso, il range di convenienza tra canoni liberi e canoni agevolati si riduce a svantaggio dei redditi fino a 28 mila euro. Ciò inciderà negativamente sulla sopportabilità dei canoni da parte dell’inquilinato, in un momento in cui, invece, occorrerebbe agevolare maggiormente i contratti concordati in modo da favorire un abbassamento dei canoni, con un aumento della capacità d’acquisto dei redditi, sia dei proprietari che degli inquilini, l’abbassamento delle situazioni di morosità e l’emersione del nero per effetto del calcolo rischio-convenienza.

Nessuno di questi obiettivi ci sembra contenuto nel provvedimento del Governo.


5 agosto 2010 - All’indomani del Consiglio dei Ministri che ha approvato l’introduzione della cedolare secca sui redditi da locazione, il presidente nazionale dell’Asppi On. Alfredo Zagatti interviene sull’argomento.

Allo stato attuale ancora non sappiamo con precisione quali sono le specifiche emerse in Consiglio dei Ministri a proposito dell’introduzione della cedolare secca, manca un rendiconto ufficiale che illustri i dettagli della proposta approvata e siamo di fronte a dichiarazioni contrastanti da parte dei ministri presenti. Non ci sono quindi elementi di certezza, ma se fossero confermate le ipotesi riportate questa mattina dai giornali, avremmo una cedolare secca con aliquota al 20 per cento, seppur da applicare su tutto l’importo del canone annuale e non solo sull’85 per cento come invece accade oggi, e sarebbe garantita ai proprietari la facoltà di scelta tra la cedolare e l’attuale regime impositivo. Questo scenario rappresenterebbe un consistente passo avanti rispetto all’ipotesi con cui si è entrati in Consiglio dei Ministri, in cui si parlava di un’aliquota al 25 per cento.
Naturalmente tale misura fornirebbe un importante contributo a riequilibrare l’onere della fiscalità sugli affitti, attualmente insostenibile, e permetterebbe di ricreare condizioni di convenienza nell’immettere sul mercato immobili in locazione, pertanto andrebbe nel senso che da tempo l’Asppi auspica.
Resta comunque irrisolto un grande problema, ovvero quello della salvaguardia della convenienza a stipulare contratti concordati secondo il canale previsto dalla 431/98, perché risulta evidente che dalle norme allo studio non si crea alcuna condizione particolare di incentivo a favore di coloro che stipulano contratti sul canale concordato.
Se questo panorama fosse confermato, subirebbe un duro colpo la prospettiva di far svolgere al canone concordato il ruolo di calmieramento del mercato. Occorre ricordare che il canale concordato  riguarda una fascia di canoni sensibilmente inferiori a quelli di mercato, e quindi va a beneficio di tutte quelle categorie di inquilini che non sono nelle condizione di sostenere i costi del canale libero.
Leggeremo con attenzione il decreto legislativo, e siccome esso dovrà essere sottoposto all’esame del Parlamento prima della sua approvazione definitiva, noi come Asppi lavoreremo assieme a tutti coloro che condividono i nostri stessi obiettivi, affinché vengano mantenute condizioni specifiche di incentivazione in grado di garantire la salvaguardia e lo sviluppo del canale concordato.

 

 

 

 

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